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Chiediti chi sei, quando sei ricoverato.

Mondo strano quello degli ospedali…c’è chi ne ha paura, chi ne è affascinato, chi ci lavora e chi ci passa giornate intere sperando di stare meglio.

Mondo strano perché ha regole e logiche tutte sue: il tempo è quello istituito qui, come se ci fosse un fuso orario proprio, che scandisce in maniera precisa le giornate delle persone che ci vivono.

Orari regolari, abitudini che si instaurano presto, tempi dilatati.

Persone che ti gravitano intorno, che si prendono cura di te e che ti fanno sentire a tuo agio, una persona.

Osservo da dentro questo mondo, mentre sono ricoverata per fare esami e trovare una terapia migliore per me, e non posso esimermi dal provare ammirazione e stima per chi lavora negli ospedali.

Si sente spesso la voce dei pazienti, che spesso esprimono giudizi forti nei confronti di medici e infermieri, non proprio lusinghieri.

Si sentono parole, buttate al mondo con rabbia, da parte di parenti di pazienti, che si sentono in diritto di giudicare il lavoro di altri.

Lavoro che, spesso, è svolto in condizioni difficili, con contratti allucinanti.

Parenti che, a volte, vorrebbero che gli OSS o gli infermieri prendessero il loro posto…come se l’assistenza a un proprio caro constasse solo nel lavarlo, pulirlo, aiutarlo col cibo o ad andare in bagno e non, invece, nel sostenerlo moralmente, con affetto.

Ecco…il ricovero mi ha ricordato che questo mondo, quello dell’ospedale, è un grande evidenziatore della vita che vivi fuori.

E’ un enorme specchio in cui ti guardi nei giorni meno felici, quelli in cui non stai bene, e in cui scopri chi ti è accanto.

E’ un micro mondo in cui scopri che persona sei.

Un lamentone?

Oppure un malinconico o un barzellettiere o uno di quei pazienti con la camera sempre piena di parenti e amici?

Ti lamenti del cibo, del letto, degli infermieri?

O sei come quelle vecchine, dolcissime, che hanno paura di disturbare e non chiedono mai nulla?

Le infermiere ti sorridono o passano oltre come se non esistessi, se non fosse solo per darti la tua terapia.

Chiediti chi sei, quando sei ricoverato.

Scoprirai che in questo micro mondo sarai trattato come tu tratti gli altri: sorridi per primo, anche se non ne hai voglia, esprimi le tue paure o i tuoi dubbi se ne hai, non pretendere ma chiedi.

So che qualcuno penserà che non è sempre così, che ci sono anche infermieri, medici e OSS antipatici e maleducati…Vero!

Ma anche molti pazienti lo sono nella convinzione, errata, di essergli superiori o di avere più diritti perché malati.

Io credo che esista un solo diritto: quello di veder rispettata la propria dignità di persona, indipendentemente dal ruolo che sto vivendo in una certa situazione.

Il ricovero, l’ospedale, altro non sono che una prova.

E la prova non è puramente fisica!

La prova sta nel saper attendere con positività, nel mantenere l’educazione verso chi ci aiuta, nel guardare oltre una divisa e provare a vedere una persona che in quel momento sta svolgendo il suo lavoro per farci stare meglio.

La prova è non imbruttirsi, prendersi cura di se stessi: lavarsi, pettinarsi, leggere e ringraziare.

La prova è dimostrare che la dignità del paziente parte dal modo in cui il paziente si affida a chi lo curerà: con fiducia, educazione e rispetto.

Il ricovero è una parte importante di come affronterai la malattia fuori: persona con un problema o problema senza più una persona?

Il modo in cui ti rivolgi alla tua malattia cambierà per sempre la tua vita, soprattutto se hai una malattia rara e cronica.

Perciò, se mai ti dovesse capitare di essere ricoverato in ospedale, ricordati sempre che in questo mondo fatto di orari sempre uguali, di rumore di passi veloci, di odore di disinfettante e cibo, vedrai esattamente chi sei.

Ti ritroverai a non avere ruoli importanti, titoli o riconoscimenti speciali: semplicemente sarai chi sei.

Nudo, senza fronzoli.

Questi saranno i momenti in cui scoprirai la tua visione della vita, e avrai il tempo di decidere cosa tenere e cosa correggere.

Nasceranno amicizie, consoliderai rapporti o ne tralascerai altri.

E scoprirai che alla fine, in questo micro mondo, vivono persone come te.

Scoprirai chi sei nei momenti difficili e scoprirai anche ciò che avrai saputo dare prima, da ciò che riceverai in quei momenti.

Vale la pena dare ed essere la miglior versione di te stesso, sempre…e il ricovero sarà l’occasione per conoscere gente simpatica e consolidare i rapporti con chi ti ama.

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